Le Camere

CAMERA #1

I letti di ferro li ho recuperati nella soffitta della villa di famiglia e hanno richiesto un lungo e paziente restauro: grazie a mia sorella Claudia che, con il suo talento, ha recuperato le lunette dipinte.
L’armadio lo ha disegnato mio padre Adriano, architetto, come il Kinderheim, la scatola che ospita una discussa collezione di sorprese degli ovetti Kinder.

Il rinoceronte è un capolavoro di arte povera, comprato in Zimbabwe; è un po’ ammaccato perché i nipoti ci hanno giocato per anni.

PREZZI

Il costo della camera è di 150 euro, inclusa la prima colazione con prodotti locali.
Gli asciugamani a disposizione degli ospiti, tessuti a telaio, sono stati creati per la Serra da Guri I Zi. Il progetto, nato nell’omonimo paese albanese per valorizzare l’artigianato tessile locale, oggi dà lavoro a 53 donne. I prodotti da bagno, in collaborazione con la vicina Farmacia Dolomiti, sono di Unifarco, azienda bellunese che fornisce le maggiori farmacie in tutta Italia ed Europa.

CAMERA #2

La camera si affaccia su un grande terrazzo, disegnato ai primi del Novecento dal nonno Alberto, architetto, quando ha creato la serra.

Ai letti, semplicissimi, sono particolarmente affezionata perché erano quelli della stanza dei miei genitori, nella loro casa bellunese.

La sedia a pozzetto l’ho comprata a un mercatino e rivestita con il tessuto Campiello di Rubelli; la foto un po’ osé sulla scrivania, un pezzo di famiglia, arriva da una bancarella di Palermo.

PREZZI

Il costo della camera è di 150 euro, inclusa la prima colazione con prodotti locali.
Gli asciugamani a disposizione degli ospiti, tessuti a telaio, sono stati creati per la Serra da Guri I Zi. Il progetto, nato nell’omonimo paese albanese per valorizzare l’artigianato tessile locale, oggi dà lavoro a 53 donne. I prodotti da bagno, in collaborazione con la vicina Farmacia Dolomiti, sono di Unifarco, azienda bellunese che fornisce le maggiori farmacie in tutta Italia ed Europa.

Gli Spazi Comuni

CUCINA E STANZA DA PRANZO

Qui hanno trovato posto i mobili del mio appartamento di Milano, disegnati da mio padre.

Il tavolo allungabile è un prototipo, progettato per un esame. Il posto preferito di Minerva, la mia gatta, è la poltroncina Carlotta di Cassina, strategicamente piazzata davanti alla stube.

La grande poltrona viene da un mercatino di Parigi:
dopo anni in versione zebrata classica, bianca e nera, è rinata con il tessuto Serengeti di Osborne&Little.

SOGGIORNO

Il posto d’onore lo occupa la grande comodissima poltrona. Era la preferita della nonna materna: l’ho incontrata per la prima volta verde scuro, poi con i miei genitori è diventata gialla, fino ad approdare al sontuoso Manin di Rubelli.

Anche il tavolo e le vetrinette Liberty erano la nella stanza da pranzo dei nonni; le seggiole le ho rivestite – con grande sdegno della mamma: “Erano sempre state bianche!” – con Rattoppato e Punteggiato, disegnati da Giò Ponti per Rubelli. La mamma si è poi ricreduta.

Il tappeto alla parete l’ho comprato a Beirut, la testa in gesso sulla colonna è quella di Tomaso Buzzi, architetto amico del nonno Alberto e dello stesso Giò Ponti.

LA SERRA

Con le sue 5 finestre sul giardino e il camino, è l’area relax per eccellenza e anche un’ottima alternativa alla sala da pranzo per la prima colazione o una tazza di tè.

LA SERRA

Con le sue 5 finestre sul giardino e il camino, è l’area relax per eccellenza e anche un’ottima alternativa alla sala da pranzo per la prima colazione o una tazza di tè.

Prima Colazione

BEN ALZATI

I proverbi hanno (quasi) sempre ragione: cominciare bene dà una svolta anche alla giornata più grigia, rende tutto più leggero e luminoso.

La prima colazione è il mio momento preferito e nei viaggi in giro per il mondo ne ho provate di memorabili.
Impreviste – zuppa calda, vodka e carne allo spiedo -, lussuose (ah, la caffettiera d’argento di un albergo parigino), pantagrueliche, con una scelta e un’abbondanza da far girare la testa. In ogni caso, sempre un’esperienza da ripetere e offrire a un ospite, anche se in versione più tradizionale.

Quindi niente vodka di primo mattino, alla Serra, ma i migliori prodotti che offre il territorio, spesso a km quasi zero (zero assoluto per le marmellate, con la frutta del giardino). Burro e formaggi della latteria di Frontin (meno di 200 metri da casa), formaggio di mucche che vanno al pascolo della Cooperativa Agricola San Damiano, e di capra (bio) della Schirata. Lo yogurt che ho scelto, dopo lunghe e piacevoli selezioni, è quello della Cooperativa Agordino, i succhi sono quelli, bio, de La Giasena. Biscotti e focacce (bio) li cuoce nel forno a legna Deola. Ma ogni giorno scopro qualcosa di buono.

Il Borgo

Il borgo dove sorge la Serra è il nucleo storico di Frontin, una manciata di case in mezzo alla campagna.

Come nella tradizione, tutto ruota intorno alla Villa, di origine settecentesca. La Villa non si distingue per un’architettura monumentale ma per il colore, tipica caratteristica veneta. Al giallo della facciata risponde il rosso acceso della Casa Rossa nella piazzetta antistante (dove si affaccia anche la Serra), un tempo adibita a ricovero di cavalli e carrozze, e della Casetta Rossa: malgrado l’aspetto elegante, che potrebbe far pensare a una cappella, la Casetta è stata un laboratorio di ebanisteria e poi sala giochi per i bambini.

La facciata curva della Serra, con la terrazza e le grandi finestre, è stata realizzata nei primi anni del Novecento dal nonno Alberto, architetto, per ospitare limoni e oleandri durante l’inverno.

Sul retro si apre la grande corte comune, con case, fienili e stalle. Nelle stalle un tempo c’erano mucche e pecore, oggi restano una vecchia asina, galline e conigli.