Vivaio letterario

L’arte del giallo. Indagando si scopre, anche, se stessi

10 ottobre prima colazione con Giuseppe Fusari

Chiudo una porta. Vent’anni. Ci appoggio le spalle. Vado via. Dietro quella porta, oltre alla polvere, non muterà niente. Muterò io. Avrò sempre il sospetto che da lì qualcosa sia cambiato. Che da lì sia cambiato il mio stesso modo di essere.

Se immagino il mio libro come scritto da un altro, penso che, alla fine, io stesso avrei potuto essere con le spalle contro quella porta. Penso che non avrei potuto risolvermi se non andando anch’io nella direzione contraria. Ogni domanda nella vita, alla fine, diventa una estenuante inchiesta su di sé. È un’ombra; un fatto impercettibile che si inchioda tra le pieghe del viso. Non la riconosci finché qualcosa la ferma, la blocca: finché non c’è più nulla che segni la possibilità di un futuro.

Per questo i morti non mi sono mai piaciuti. Soprattutto quelli ammazzati. Quelli presi alla sprovvista. Quel velo di sgomento mette davanti a tutti la domanda interrotta, la richiesta di aiuto interrotta. Che svanisce col rilassarsi dei muscoli e non avrà risposta. Forse.

Faccio un lavoro strano, se si vuol chiamare lavoro, e me lo chiedo sempre: qual è il limite tra ciò che si prova e ciò che sarà? Tra la verità e la giustizia? Tra il mio naturale bisogno di esserci e l’ineluttabile domanda di chi, guardando il mio viso, quell’istante dopo, proverà a immaginarsi il mio futuro perduto? Giuseppe Fusari

Giuseppe Fusari dopo gli studi teologici si è laureato in Lettere moderne (indirizzo storico-artistico), ha frequentato la Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte e conseguito il Dottorato in Scienze della persona (Storia moderna). Accademico dell’Ateneo di Brescia, insegna Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dal 2009 al 2018 è stato direttore del Museo Diocesano di Brescia e ha collaborato con prestigiose istituzioni culturali italiane e straniere tra cui Casa Buonarroti a Firenze, i Musei Vaticani e il Museo Revoltella di Trieste. Al suo attivo ha la cura di diverse mostre che spaziano dal Rinascimento all’arte contemporanea e la pubblicazione di saggi e articoli di argomento storico e storico artistico sia in rivista che in volume, tra i quali si ricordano le monografie del pittore bresciano Ottavio Amigoni e del veneziano Johann Carl Loth, e studi sull’apocalittica dell’inizio del Cinquecento, recentemente apparsi per i tipi di Marcianum Press. Si dedica all’attività artistica, soprattutto all’incisione (in passato ha realizzato dipinti su tavola, dipinti murali e vetrate per alcuni edifici religiosi) e alla scrittura creativa. Ha vinto la VII edizione del Premio Nazionale Neri Pozza per opere inedite con il romanzo I morti non mi sono mai piaciuti,
pubblicato nel giugno 2026. È presente in Facebook e in Instagram col profilo @art.priest2023 che conta quasi 70mila follower.

Programma

sabato ore 9.30 Al Vivaio la parola chiave è ospitalità: accogliamo e coltiviamo persone, idee, parole. Vista l’ora, si comincia a chiacchierare con la prima colazione. Caffè, tè, tutte le cose buone che servono a far partire bene la giornata: biscotti con farine bio cotti in forno a legna, yogurt e formaggi locali, marmellate di frutta del giardino, e quello che il risveglio e la stagione ispirano (per esempio, la chiffon). ore 12.30 pranzo leggero, saluti e brindisi. In mezzo, chiacchiere, domande, belle idee. A volontà.


Info e iscrizioni

laserra@rossodolomiti.it
cellulare: +39 348 3045055

Posti disponibili: 14
Costo: 40 euro
Dove: la Serra, via Frontin 94a, Borgo Valbelluna (Belluno)
Come arrivare:
in treno (viaggio meditativo), stazione di Sedico-Bribano o Belluno
in auto, autostrada da Mestre a Belluno

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