Vivaio letterario

Voglio una vita spericolata. Chi scopre non dorme sugli allori

27 luglio prima colazione con Silvia Bencivelli

Chiunque abbia avvicinato la medicina, per lavoro, per sfortuna o per curiosità, si è imbattuto almeno una volta in una storia strana, un po’ folle, a volte quasi splatter. Ma è una questione di prospettive, perché nella maggior parte dei casi quella stessa storia, all’epoca in cui si è svolta, era una storia normale o quasi: niente di che scriverci un libro. La realtà è che la storia della medicina è fatta anche (o forse soprattutto) di tante idee sbagliate, scoperte casuali, grandi luminari che litigano tra di loro e fanno lo sgambetto alle giovani promesse: è fatta di persone (quasi tutte di sesso maschile) alle prese con problemi che si possono affrontare solo con gli strumenti in quel momento a disposizione. Che fino a qualche decennio fa erano pochi. Ed era ovvio che succedesse: per secoli, gli scienziati si sono trovati a fare esperimenti su di sé, a usare il proprio corpo per verificare le proprie teorie, provare nuovi trattamenti, verificare gli effetti di procedure o sostanze e, addirittura, per trasportare malattie da un continente a un altro.

L’autoesperimento cioè è stato a lungo la cosa più normale che un ricercatore potesse fare. Dopodiché i metodi della ricerca e le riflessioni della bioetica hanno condotto verso un nuovo rigore nella sperimentazione, con l’esigenza di grandi numeri, statistiche ed esperimenti riproducibili. E a fare esperimenti sul proprio corpo nel nostro mondo occidentale sono rimasti in pochi: gli hacker che giocherellano nei meandri del dark web o qualche artista in cerca di visibilità.

Per me, quindi, raccogliere un percorso sugli autoesperimenti è stato un modo per dare alla medicina un racconto di spessore e far vedere come le cose che oggi diamo per scontate siano state frutto di ricerche appassionate, a volte dolorose, e mai dal percorso lineare. Perché le scoperte, lineari, non lo sono mai: bisogna cercare negli angoli meno illuminati, farsi poche aspettative, essere curiosi e pronti a farsi stupire. E così anch’io finisco per interessarmi ai personaggi più strani e alle loro storie meno conosciute: quelle avvenute lontano dai riflettori ma tanto tanto sincere. È stato anche così che, di tutta la famiglia Calvino, mi sono interessata alla mamma, Eva: importante botanica vissuta tra la fine dell’Ottocento e gli anni ottanta del Novecento, era schiva, riservata, e nemmeno suo figlio, famoso scrittore, ha mai raccontato molto di lei. Ma ogni volta che sentite dire “Sanremo è la città dei fiori” o che vedete una buganvillea fiorita, e ogni volta che qualcosa vi fa ripensare al famoso giardino rigoglioso sui cui alberi si arrampicò un giorno il giovane Cosimo Piovasco di Rondò, detto il Barone rampante, sappiate che siete appena inciampati sulla sua fiorita eredità. Silvia Bencivelli

Silvia Bencivelli è giornalista scientifica, scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva. Ha una laurea in medicina e chirurgia ma usa la penna molto molto molto meglio del bisturi (che le fa tanta paura). È tra gli autori e i conduttori di Radio3 Rai (Radio3 Scienza e Pagina3) e di Rai Cultura (Storie della scienza, Progetto Scienza, Prospettive) e ha lavorato con Rai3. Insegna comunicazione della scienza alla Sapienza – Università di Roma e in altre sedi. Scrive per giornali e riviste (il Venerdì di Repubblica, Le Scienze), fa podcast (per esempio Spaziale, con Samantha Cristoforetti, per Chora Media) e ha pubblicato diversi libri: gli ultimi sono Eroica, folle e visionaria – Storie di medicina spericolata (Bollati Boringhieri, 2023) e Il dubbio e il desiderio – Eva Mameli Calvino (Electa, 2023). Ha una compagna di viaggio di quattro anni.
(foto Silvia Bencivelli, Luisa Romussi)

Programma

domenica ore 9.30 prima colazione. Caffè, tè, tutte le cose buone che servono a cominciare bene la giornata: biscotti con farine bio cotti in forno a legna, yogurt e formaggi locali, marmellate con la frutta del giardino, e quello che il risveglio e la stagione ispirano. Poi, si imboccano sentieri a volte tortuosi e male illuminati, che portano a panorami da togliere il fiato; ore 12.30 pranzo leggero, saluti e brindisi.


Info e iscrizioni

laserra@rossodolomiti.it
cellulare: +39 348 3045055

Posti disponibili: 14
Costo: 40 euro, inclusi cibo, bevande e l’incontro esclusivo con l’autore; ai soci Fai è offerto lo sconto del 20%
Dove: la Serra, via Frontin 94a, Borgo Valbelluna (Belluno)
Come arrivare:
in treno (viaggio meditativo), stazione di Sedico-Bribano o Belluno
in auto, autostrada da Mestre a Belluno

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