Vivaio letterario

Visioni, sapori, libere associazioni: Vino, naturalmente

13-15 ottobre ritiro con Sandro Sangiorgi

Il vino è soprattutto nutrimento spirituale ed emotivo, è molto tempo che ne sono convinto. Ricordo quando cominciai a crederci, era uscita una ricerca della UE sugli incidenti in agricoltura e si notava la costante dell’orario, la gran parte avveniva fra le 13 e le 15. Da tempo contestavo l’idea che il vino dovesse tornare a un uso “alimentare”, per rifocillarsi… Facevo notare che i periodi nei quali le persone erano “obbligate” a berlo era perché non potevano consumare acqua e non erano bei tempi.

Eppure, per quanto nutriente nel senso più creativo del termine – il 70 per cento della sua lettura passa dal sistema limbico – si tratta di una bevanda che entra nel nostro corpo, ne attraverso pezzo esteso e sensibile, porta con sé una sostanza come l’alcol che, pur nella sua lucente bellezza, è problematica da gestire e abusarne è fatale. Per questo, se penso alla prima qualità che un vino buono vorrei presentasse mi viene in mente il benessere, una sensazione completa e complessiva che ci permetta di tenere a regime il nostro organismo, invece di affaticarlo al punto da demolire ogni desiderio, ogni pensiero, ogni sana pulsione.

Una percezione scoraggiante che ricorre nel momento stesso dell’incontro con prodotti mediocri e mal fatti e può continuare nei giorni successivi. La sensazione di benessere è una prova continua alla quale i vini buoni si sottopongono senza timore. Da lei nasce il desiderio di portare e tenere le bottiglie a tavola e procedere all’applicazione più nobile, il matrimonio col cibo, come lo definiva Luigi Veronelli.

Il liquido odoroso – lo chiama così la scrittrice Diane Ackerman – è amato a ogni latitudine, soprattutto nei luoghi dove è difficile farlo oppure non riesce a venire decente, proprio per come ci prende per mano e con il suo muoversi su più dimensioni ci accompagna in ogni accostamento. È un animarsi straordinario, fuori dalle regole, perché il cibo e il vino non s’incontrano in bocca nello stesso momento, ma il secondo si mette sulle tracce del primo, ne recupera il senso e fa del suo meglio perché li si desideri nelle medesime proporzioni, nella stessa modalità. Lo descriviamo un sovrapporsi di persistenze e la magia più grande avviene quando il vino, che naturalmente arriva dopo che il cibo è passato, possa avere il potere di aspettarlo, come a recuperarne gli ultimi fuochi, le residue stille di energia.

È raro che il vino bevuto da solo possa esprimere, esibire, la sua completa e dinamica bellezza. Quando accade si è di fronte a prodotti particolari, ottenuti in luoghi, con vitigni e in condizioni particolari, ma ciò non li autorizza a considerarsi migliori, per quanto il loro fascino sia indubbio. Il liquido odoroso cerca il cibo e, quasi sempre, trova la giusta soluzione perché questo amore possa continuare senza fine. Non si creda che sia tutto semplice da leggere e facile da comporre, per questo motivo l’esercizio della soggettività può diventare uno studio del proprio gusto e una disciplina dove la prima regola è accogliere il nuovo e non temerlo, attendere per emettere una sentenza definitiva. Coltivare la propria soggettività significa essere pronti ad aprire la nostra conoscenza a un nuovo stimolo che possa mettere in crisi proprio il sentimento vissuto fino a poche ore prima, quelle certezze  che avevano premiato il nostro sforzo di ricerca, fino a quel momento. Sandro Sangiorgi

Sandro Sangiorgi è giornalista, scrittore e divulgatore. Nato a Friburgo, Svizzera, nel 1962, si occupa professionalmente di vino da oltre quarant’anni. Nel 1981 diventa sommelier professionista, nel 1986 è tra i fondatori dell’associazione Arcigola, divenuta in seguito Movimento Slowfood. Dà vita nel 2000 al progetto Porthos, curandone il periodico e l’intensa attività didattica. Le sue lezioni sono state frequentate da più di 20mila persone. Tra i luoghi dove ha insegnato ci sono l’Università di Bordeaux, il Middlebury College e, più di recente, l’Università di Trento presso la sede di San Michele all’Adige, dove si trova la celebre Scuola Enologica.
Con Porthos Edizioni, divenuta nel tempo Associazione Porthos racconta, ha pubblicato quattro libri: Il matrimonio tra cibo e vinoL’invenzione della gioiaManteniamoci Giovani – Vita e vino di Emidio Pepe e Il vino capovolto. Come editore ha curato le edizioni italiane del volume dedicato alla biodinamica di Nicolas Joly, Il vino tra cielo e terra, e il graphic-novel di Étienne Davodeau Gli ignoranti. Nel 2020 ha completato il percorso della rivista Porthos con l’uscita del numero 37, l’ultimo della trilogia dedicata ai vini naturali che comprende anche il 35 e il 36. È considerato il più autorevole insegnante di materie legate al vino e uno dei pochi critici realmente indipendenti. Segue con grande interesse il cinema e la poesia. Pratica il buddismo di Nichiren ed è membro della Soka Gakkai. (foto Sandro Sangiorgi: Myriam Fossellini; illustrazione cover: Rafael Pareja)

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Programma

Mi piace portare l’esempio della Montagna incantata, dalla quale si parte con un foro che piano diventa un’entrata e picconata dopo picconata diventa una galleria. Da lì si apre il mio destino e sono pronto a raccontare storie, a fare della libera associazione la migliore delle alleate per sentire senza il dovere di riconoscere, senza il dovere di mostrarsi esperti. Costruiremo la nostra strada condividendo buoni vini, buon cibo e molti libri, con la curiosità di vedere dove ci porta.

Si comincia venerdì ore 19, aperitivo e cena; sabato: prima colazione 9.30; stiamo insieme tutto il giorno, pranzo e cena compresi. Domenica: prima colazione 9.30, ci salutiamo verso le 12.30 con brindisi e pranzo leggero.

I vini saranno serviti a bottiglie coperte, li sveliamo solo alla fine di ogni assaggio.

Nella consuetudine porthosiana saranno naturali e di alto profilo, perlopiù italiani e con una o due specialità estere

Le loro caratteristiche salienti testimoniano la virtù della scelta naturale dell’azienda che, sin dal vigneto e fino al calice, custodisce la vita senza gravi interferenze, facendo in modo che quella via illuminata alla sensibilità di chi si dedica alla produzione sia rispettata per intero. Aspetti come imprevedibilità e varietà espressiva, effetti come l’accoglienza del ruolo di ministro della tavola e il donare un senso di benessere, sono tra i risultati salienti di questi procedimenti che vanno a qualificare il luogo prima di qualsiasi altro protagonista, pur importante, come il vitigno e il contributo della persona.


Info e iscrizioni

laserra@rossodolomiti.it
cellulare: +39 348 3045055

Posti disponibili: 12; il ritiro si terrà con un minimo di 6 partecipanti. Le iscrizioni chiudono il 15 settembre
Costo: 300 euro con 6 partecipanti, 250 fino a 8, 200 oltre 10. Il costo include tutto il programma (escluso pernottamento); ai soci Fai è offerto lo sconto del 10%
Sede del ritiro: la Serra, via Frontin 94a, Borgo Valbelluna (Belluno)
Dove dormire:
la Serra (2 camere doppie, letti singoli su richiesta; sconto 30% per i partecipanti al ritiro), rossodolomiti.it
Dimore Dolomiti dimoredolomiti.it
b&b Villa Buzzati villabuzzati.com
Casa Novecento casanovecentofeltre.it
Come arrivare:
in treno (viaggio meditativo), stazione di Sedico-Bribano o Belluno
in auto, autostrada da Mestre a Belluno

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